Acido folico, l’assunzione in gravidanza per ridurre i rischi di malformazioni

A partire dagli anni Novanta la letteratura scientifica si è schierata a favore dell’assunzione di acido folico in gravidanza per ridurre l’insorgenza di difetti del tubo neurale come l’anencefalia e la spina bifida.

L’acido folico è una vitamina del gruppo B presente in molti alimenti: verdure a foglia larga verde, carciofi, cavoli, fagioli, barbabietole, arance, mandarini, germe di grano, lievito, tuorlo d’uovo, fegato e pane integrale.

Il dosaggio consigliato è di 0,4 mg (400 microgrammi) al giorno. Dosaggi inferiori (0,2 mg al giorno) potrebbero essere ugualmente efficaci, anche se non esiste una documentazione scientifica specifica al riguardo.

In ogni caso si sconsigliano dosaggi superiori a 5 mg e si suggeriscono dosi più alte solo per le gravidanze a rischio in cui esistano casi pregressi di malformazione. Poiché i più gravi difetti congeniti insorgono tra l’inizio del concepimento e l’8ª-12ª settimana di gestazione, è necessario che l‘integrazione vitaminica inizi almeno un mese prima del concepimento e prosegua per tutto il primo trimestre della gravidanza.

L’assunzione giornaliera di acido folico è quindi raccomandata a tutte le donne in età fertile che programmano di intraprendere una gravidanza, considerando che la somministrazione di acido folico per il lungo periodo, non induce l’insorgenza di effetti collaterali.

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