Allergia al polline di cipresso, a Roma colpita una persona su 10

Con la Primavera alle porte ritorna il problema delle allergie. Tra quelle tipiche del Centro Italia, e della Capitale in particolare, c’è quella al polline del cipresso. Individuato come fonte di allergia piuttosto di recente, nel tempo i casi di persone colpite sono gradualmente aumentati. A Roma, oggi, questo problema riguarda riguarda quasi il 10% degli abitanti.

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, il test cutaneo viene eseguito di default e il 10-15% dei bambini che si sottopone alla prova allergica risulta positivo.

Questo tipo di allergia – spiega il portale dell’ospedale – riguarda soprattutto gli adolescenti. Si stima che su 800.000 bambini tra 0 e 14 anni che vivono nel Lazio (di cui 230.000 tra i 10 ed i 14 anni), tra 5.000 e 15.000 possano essere gli allergici al cipresso.

Il periodo nero per chi è sensibile a questo albero è piuttosto ampio:va da gennaio a marzo, con qualche colpo di coda nel mese di aprile.  Il contatto con le micro particelle può causare riniti, congiuntiviti, infiammazioni alla gola, tosse e, in misura minore, l’asma.

“Se i sintomi sono quelli tipici delle pollinosi, anche le terapie sono le stesse – sottolinea il Prof. Alessandro Giovanni Fiocchi, Responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – In caso di rinite acuta si ricorre agli antistaminici e al cortisone spray; per placare la tosse si possono utilizzare i broncodilatatori, mentre per i casi più complessi e per prevenire manifestazioni asmatiche – ma si tratta di casi eccezionali -, è possibile intervenire con cicli di corticosteroidi o con farmaci ancora più importanti. Per la congiuntivite bisogna ricorrere a tutte le armi a disposizione, dal collirio antistaminico sino a cicli brevissimi di pomate cortisoniche”.

“Ma la guerra alle allergie – prosegue Fiocchi – si vince solo con i vaccini, ovvero con la iposensibilizzazione specifica al cipresso, disponibile sia nella tradizionale somministrazione sottocutanea che per via sublinguale”.

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