Allergie alimentari, cosa fare per determinarne le cause

Esiste il sospetto di un’allergia alimentare? Si possono effettuare dei test dal valore orientativo ma la certezza assoluta può derivare solamente dall’esclusione dell’alimento indiziato dalla dieta. Ecco i consigli degli esperti del Bambino Gesù.

Innanzitutto la prima cosa da fare è quella di effettuare i test per le prove cutanee con il metodo della puntura della pelle con lancetta, (Prick test). Sulla cute dell’avambraccio del paziente verrà applicata una goccia di estratto dell’alimento a cui farà seguito la puntura della pelle per osservare la reazione locale.

Se invece si sospettano allergie dovute a frutta e verdura è preferibile utilizzare alimenti freschi con il cosiddetto “prick by prick”.  A completamento dell’iter diagnostico si può ricorrere alla ricerca di anticorpi IgE specifici per gli allergeni che si sospetta siano alla base della reazione allergica.

In ogni caso tutti i dati dei test hanno valore orientativo e vanno ad integrarsi con le informazioni raccolte dalla storia clinica del paziente e dall’esame obiettivo del medico durante la visita. A riprova di ciò moltissimi bambini hanno Prick test e RAST positivi per le proteine del latte, dell’uovo e per molti altri alimenti, nonostante non soffrano di alcuna forma di allergia.

L’esclusione dell’alimento sospetto dalla dieta viene praticato per un massimo di 2-3 settimane. Al termine del periodo di osservazione se i sintomi sono ancora presenti si dovrà concludere che non esiste correlazione con i disturbi alimentari diagnosticati. Al contrario se questi ultimi si saranno ridotti o saranno del tutto scomparsi sarà necessario reintrodurre l’alimento in un ambiente ospedaliero adeguatamente attrezzato. Se i sintomi ricompaiono, si avrà la prova inequivocabile dell’allergia alimentare.

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