Bambini obesi, cade il tabù dell’approccio chirurgico

L’obesità infantile è una realtà purtroppo non tanto rara, anche in Italia: secondo alcuni studi circa il 25% dei nostri bambini è in sovrappeso, mentre il 13% è addirittura obeso. Le cattive abitudini alimentari, unite a una vita sedentaria, possono causare seri problemi di salute e nel lungo periodo danneggiare organi come reni, fegato e cuore.

Fino ad oggi la terapia più diffusa è stata quella dietetico-comportamentale: insegnare al bambino a mangiare correttamente e a praticare sport era considerata la soluzione migliore per evitare che un giovane obeso diventasse un adolescente e poi un adulto obeso. Di recente però sta prendendo piede anche la possibilità di un approccio chirurgico.

La chirurgia come soluzione all’obesità infantile è una opzione che viene valutata con attenzione da tutti i medici che seguono il bambino, con il coinvolgimento della famiglia. Gli interventi previsti sono di diversa intensità: si va dal cosiddetto “palloncino intragastrico” che viene inserito e gonfiato all’interno dello stomaco, fino a operazioni vere e proprie con la resezione di una parte dell’organo dell’apparato digerente.

Anche l’intervento chirurgico, comunque, non va visto come una soluzione “rapida e definitiva” ma va inserito in un percorso di educazione alimentare, che spesso il bambino deve seguire insieme alla famiglia. E’ proprio da genitori e parenti che spesso si ereditano cattive abitudini e stili di vita che con il tempo possono portare a un aumento ponderale eccessivo.

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