Bambino Gesù, prosegue la missione sanitaria in Libano

La missione sanitaria in Libano a cui partecipa il Bambino Gesù è stata prolungata fino alla fine di maggio. Prosegue dunque l’impegno dell’Ospedale pediatrico nei campi profughi della Bekaa.

L’iniziativa – avviata a dicembre dall’Opbg, dal Pontificio Consiglio Cor Unum e dalla Caritas Libano – avrebbe dovuto concludersi alla fine di marzo.Il prolungamento è stato reso possibile anche grazie al sostegno della Fondazione Raoul Follereau. La missione sanitaria (guarda la fotogallery), come spiega il portale del Bambino Gesù, è composta da una Unità Medica Mobile che visita i diversi campi profughi con l’ausilio di un medico e un infermiere pediatrico, per offrire un’assistenza sanitaria di base ai bambini fuggiti dalla Siria con le loro famiglie.

Le difficili condizioni atmosferiche, in questi mesi invernali, con la neve che spesso bloccava la strada, hanno ostacolato non poco l’attività dell’unità mobile. In questi tre mesi di attività sono stati visitati 2000 bambini nei campi profughi. Le malattie riscontrate sono direttamente legate alle precarie condizioni di vita, all’affollamento nei campi, all’assenza o la carenza di servizi igienico-sanitari. La maggior parte dei bambini soffre di infezioni del tratto respiratorio, malattie polmonari, dolore psicogeno, eczemi e infezioni cutanee tipo leishmania, scabbia, pediculosi e tinea.

Nello specifico, sono state distribuite gratuitamente medicine per malattie acute e croniche, sulla base della prescrizione medica. I medici hanno spiegato ai pazienti le modalità di somministrazione e fornito suggerimenti nutrizionali, istruzioni igieniche e sanitarie. Complessivamente, tra assistenza infermieristica, visite pediatriche e somministrazione di farmaci sono state offerte più di 7000 prestazioni sanitarie.

“La scelta di continuare il progetto – spiega il presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Giuseppe Profiti – è importante per assicurare la sostenibilità dei servizi e garantire un impatto a lungo termine dei benefici della missione sul piano sanitario, per quanto la situazione resti grave e difficile”.

 

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