Disturbi del comportamento alimentare, ecco come riconoscerli

Domenica 15 marzo si è celebrata la quarta Giornata nazionale del fiocchetto lilla. L’evento è dedicato ai disturbi del comportamento alimentare. Per questa occasione i neuropsichiatri del Bambino Gesù hanno pubblicato su portale dell’Ospedale alcuni utili consigli su come riconoscere e contrastare questi disagi, che comprendono (fra gli altri) l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa.

Si tratta di malattie quasi esclusivamente femminili che nelle forme più gravi colpiscono rispettivamente circa lo 0,9% e l’1,5% delle donne. Questi valori aumentano notevolmente se si considerano anche i casi meno gravi.

Tra le malattie psichiatriche, spiegano gli esperti del Bambino Gesù, anoressia e bulimia sono le sindromi che fanno registrare il più alto tasso di mortalità. Nel caso dell’anoressia nervosa, in particolare, il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso.

Per quanto riguarda l’anoressia nervosa, questo disturbo è caratterizzato da magrezza eccessiva determinata da un comportamento alimentare ostinatamente finalizzato al dimagrimento o al mantenimento di un peso inferiore a quello previsto per età ed altezza. Si accompagna a una distorta percezione della propria immagine corporea e a un controllo ossessivo del proprio peso e delle calorie ingerite.

Questo disagio, si legge sul portale dell’OPBG può insorgere anche in bambine e ragazze giovanissime, in età prepuberale. Sono, infatti, sempre più frequenti sono le forme precoci intorno agli 8-9 anni. Il picco si raggiunge a 14-15 anni, fase dello sviluppo in cui il corpo assume una posizione centrale nella assunzione della propria identità, e intorno ai 18 anni, età in cui i giovani devono far fronte a una maggiore pressione sociale rispetto le proprie autonomie personali.

Il sintomo più caratteristico della bulimia nervosa, invece, è l’abbuffata, ovvero l’ingestione in un breve periodo di tempo di grandi quantità di cibo, solitamente molto calorico, accompagnato dalla sensazione di una totale perdita di controllo su ciò che si mangia. Come nell’anoressia, l’insoddisfazione per il proprio corpo è un aspetto che influenza in modo sproporzionato il livello di autostima.

La paura di ingrassare, spiegano i neuropsichiatri dell’Ospedale della Santa Sede, rispetto ai comportamenti di non controllo alimentare è molto alta e determina l’impiego di comportamenti di compenso (vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici, intensa attività fisica) per evitare che l’ingestione di troppe calorie causi un aumento del peso. L’età media di esordio è tra i 15-18 anni. L’inizio della malattia è solitamente riconducibile a una dieta dimagrante sulla quale ben presto si perde il controllo per attuare un regime di semi-digiuno. Non riuscendo a controllare in modo rigido la propria alimentazione, il bulimico innesca il circolo vizioso dieta-abbuffata-vomito-dieta che si autosostiene nel tempo.

Per quanto riguarda il percorso di cura, i medici del Bambino Gesù sottolineano che i disturbi del comportamento alimentare sono i disturbi psichiatrici che richiedono la maggiore collaborazione possibile tra figure professionali con differenti specializzazioni (psichiatri, psicologi, nutrizionisti, specialisti in medicina interna etc.).

Infatti sia l’anoressia che la bulimia sono causa di complicanze mediche sostanzialmente gravi. Questo rischio impegna i professionisti dell’infanzia e dell’adolescenza a una diagnosi precoce e a un intervento terapeutico corretto, centrato non solo sul comportamento alimentare ma anche sul disagio emotivo, sul disturbo ossessivo del pensiero, sulla depressione, sulla sofferenza familiare. Il trattamento di questi aspetti deve essere programmato per diverso tempo e prevede interventi in combinazioni variabili: psicofarmacologici, psicoterapeutici individuali o di gruppo, di terapia familiare.

Nel 2014 l’unità operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha visto in day hospital di valutazione 105 ragazze affette da disturbo del comportamento alimentare e ha effettuato 44 ricoveri per anoressia nervosa grave.

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