Fegato grasso, i rischi della malattia e l’approccio alla cura

Si stima che una percentuale vicina al 15-25% dei bambini in età pediatrica sia affetta da steatosi epatica non alcolica, percentuale che si accompagna ad un incremento esponenziale di casi di obesità infantile. Comun denominatore sembra essere un’alimentazione sregolata per quantità e qualità.

Come gli adulti, anche i bambini affetti dalla patologia sono soggetti allo sviluppo di danni metabolici sistemici, caratterizzati da un aumento della circonferenza addominale, ipertensione, insulino-resistenza e ipercolesterolemia. Il segno caratteristico della malattia è rappresentato dalla presenza di grasso intraepatico riscontrabile con esame ecografico. Una condizione che fa incrementare il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari.

Per curare la patologia negli ultimi anni, in concomitanza al cambiamento dello stile di vita e di alimentazione del paziente, si è utilizzato un approccio farmacologico basato sull’impiego di sostanze ad azione anti-ossidante, insulino-sensibilizzante ed anti-steatogene (metformina, vitamina E, acido docasaesaenoico – DHA).

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