Il valore del gioco in pediatria nel corso “Quello che i bambini non dicono”

L’importanza del gioco è un aspetto di rilievo nella cura del paziente pediatrico, al quale l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha dedicato un corso dal titolo “Quello che i bambini non dicono”.

«Come spiegare ad un bimbo di 18 mesi perché debba fare una Tac o un Risonanza Magnetica? domanda la dott.ssa Lucia Celesti - È solo attraverso il gioco che ci si può aprire una via di comunicazione e conquistarsi la sua fiducia. Ma è anche necessario che il gioco sia appropriato allo sviluppo neurologico e cognitivo del bambino. Per questo motivo anche l’approccio ludico da parte dell’operatorio sanitario deve essere professionale (e professionalizzato)».

Anche i diversi relatori del corso che si sono avvicendati il 1 dicembre nella presentazione del progetto hanno confermato l’importanza dell’aspetto ludico nell’approccio della cura pediatrica, invitando i partecipanti a sperimentare di persona le attività con le quali poter entrare nel mondo del bambino.

 

Il corso, che si tenuto nell’Aula Salviati della sede in Piazza Sant’Onofrio, da una parte si rivolge agli operatori sanitari (tra cui medici e infermieri) che vogliono migliorare la comunicazione con il piccolo paziente attraverso l’elemento ludico; dall’altra avvicina tutti coloro che lavorano in ambito sanitario alle nuove professioni dedicate alla cura psicosociale del bambino, come ad esempio l’Educatore Professionale. Su questa figura professionale è stata posta particolare attenzione, soprattutto sul suo ruolo fondamentale nelle cure pediatriche moderne e sulla necessità di incrementarne e valorizzarne l’impiego nelle strutture ospedaliere.

«Considerando che i ricoveri in età pediatrica sono circa 1 milione e mezzo ogni anno (di cui circa 300mila all’Ospedale Bambino Gesù – sottolinea la dott.ssa Celesti - stupisce il fatto che ci siano solo 7 professionisti del gioco regolarmente assunti in tutti gli ospedali pediatrici d’Italia, e tutti lavorano al Bambino Gesù”.

 

 

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