La storia di Jacob

Chi lavora per aiutare i più piccoli si trova ogni giorno a contatto con molte persone che si trovano ad affrontare momenti difficili. Situazioni che rimangono impresse nella mente di chi ha condiviso le sofferenze dei bambini che avevano bisogno di cure e delle loro famiglie.

Fra queste c’è quella di Jacob, un ragazzino americano, che è stato paziente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù circa 5 anni fa. La sua storia la racconta Stefania Pinto, che lavora per “l’Associazione Bambino Gesù – Onlus”, l’organizzazione no profit che dal 2003 supporta l’ospedale in tutte le attività sociali e di raccolta fondi organizzate dall’Ufficio Fundraising e Marketing.

“Jacob (all’epoca 14enne) si trovava in vacanza in Italia con la sua famiglia – racconta Stefania -. Mentre erano in visita a Venezia, il ragazzino si sente male, avverte forti dolori al basso ventre. Suo padre, telefona immediatamente al loro medico, a New York, che gli consiglia di rivolgersi al Gemelli o al Bambino Gesù, dove conosceva alcuni dottori.

La famiglia, tornata subito a Roma, decide di venire al Bambino Gesù. Io sono stata chiamata dalla Direzione Sanitaria, per supportare la famiglia nella lingua. Dopo le prime analisi, si decide di operare Jacob d’Appendicite. Era quasi pronto per tornare in America, quando, purtroppo i dolori riapparvero, ancora più forti. Il dottor Inserra, del Reparto di Chirurgia Generale, e il dottor Crocoli, fecero immediatamente ulteriori accertamenti.

La diagnosi era seria: Jacob aveva un tumore al Colon. Fu di nuovo operato e  dopo circa 10 giorni, ripartì con la famiglia per l’America, sperando che tutto andasse per il meglio. Naturalmente andarono all’ospedale americano, il quale riconobbe che al Bambino Gesù, era stato fatto un ottimo lavoro, sia nella prima fase, che nella seconda, ancora più dura. Oggi Jacob sta bene e il rapporto tra questa meravigliosa famiglia e l’ospedale, in questi cinque anni, non si è mai interrotto.

Jacob, torna a Roma ogni anno ed ogni volta, con gioia, incontra i dottori, e tutti coloro che lavorano nel Reparto dove è stato curato. Il padre e la madre, grati dell’amore donato al loro figlio, sono diventati, sostenitori ed appena possono tornano,  per dimostrare in modo tangibile  affetto e riconoscenza”.

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