Lettura precoce, i consigli degli esperti del Bambino Gesù

La settimana scorsa si è svolta “Storie Piccine”, una manifestazione dedicata alla lettura, che ha animato le ludoteche delle sedi laziali dell’Ospedale Bambino Gesù.

L’iniziativa è servita anche a riportare l’attenzione sull’importanza di questa attività, più volte sottolineata anche dagli psicologi che operano all’interno dell’Ente Pediatrico Romano.

Infatti, come riporta il Portale dell’ospedale, la lettura, anche ascoltata, mette il bambino a contatto con espressioni e termini linguistici anche poco usuali, favorendo quindi l’arricchimento del linguaggio, sia parlato che compreso. Lo aiuta anche a formarsi la capacità di rappresentare mentalmente idee e contenuti e sviluppa l’immaginazione, la creatività, la capacità di gestire le proprie emozioni e di comprendere quelle altrui, oltre che la curiosità di scoprire nuovi aspetti del mondo che lo circonda.

Per questo motivo, gli psicologi del Bambino Gesù consigliano ai genitori di leggere a voce alta libri adatti ai loro figli fin dal primo anno di vita. Questa pratica rappresenta, inoltre, un’opportunità di relazione, di contatto, di complicità.

I piccoli, si legge sul portale dell’Ospedale, sono di solito molto interessati: i libri adatti per loro, in genere, contengono molte immagini colorate e poche parole, e hanno bisogno, in genere, di essere illustrati e interpretati dall’adulto, che stimola il bambino. Se il bambino è ancora piccolo e non in grado di comprendere la parola scritta, si interessa tuttavia alle immagini, e può inizialmente arrivare a capire come esse rappresentino oggetti concreti, della propria vita.

In questo modo si favorisce così il processo di simbolizzazione, attraverso il quale ad un’immagine, e poi ad una parola, possiamo assegnare un concetto. Questo processo è molto importante per lo sviluppo emotivo e cognitivo del bambino e inizia, nel secondo semestre di vita, con l’acquisizione della capacità di capire che un oggetto esiste anche se non lo si vede, poi con il gioco “a far finta”, poi con il linguaggio.

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