Tubercolosi, un convegno di al Bambino Gesù in occasione della Giornata mondiale

Il 24 marzo si celebra in tutto il mondo una giornata per la lotta alla Tubercolosi. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, per l’occasione si è tenuto un convegno sul tema, che ha riunito pediatri ed esperti infettivologi.

La Tbc è una delle malattie infettive più diffuse al mondo eppure tra le più sottovalutate. E mentre diminuisce il tasso di mortalità, negli ultimi anni aumenta la casistica delle forme resistenti ai farmaci. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2013 la tubercolosi ha fatto un milione e mezzo di vittime su 9 milioni di malati.

In Italia il numero dei casi notificati ogni anno oscilla tra i 4 mila e i 5 mila, il 10-15% dei quali riguarda bambini e ragazzi. Le forme farmaco resistenti nel nostro Paese rappresentano un problema marginale (poche centinaia di casi tra gli adulti e di circa 10-20 casi tra i bambini), tuttavia il numero è in aumento.

“Con le resistenze – ha dichiarato nel corso del convegni la dottoressa Laura Lancella dell’Alta Specializzazione in Tubercolosi Pediatrica del Bambino Gesù – alcuni tra i farmaci più comunemente utilizzati finora perdono di gran lunga efficacia. Inoltre, prima si riteneva vi fosse un unico microbatterio, un solo germe da affrontare. Adesso, invece, sappiamo che ce ne sono diversi e possiamo identificarli grazie alle nuove tecnologie. In Italia sono presenti laboratori in grado di individuare, con tecniche rapide, i ceppi di micobatteri resistenti alle usuali terapie antitubercolari così da approntare una cura mirata”.

“Nel prossimo futuro – prosegue Laura Lancella – di queste forme multi-resistenti ne avremo ancora di più ed ecco perché non dobbiamo abbassare la soglia dell’attenzione. Nella Tbc tradizionale, in caso di adeguato trattamento abbiamo una guarigione che riguarda il 95 e il 99 per cento dei casi, ma nelle forme multiresistenti le statistiche scendono addirittura al 50 per cento”.

I bambini si ammalano di tubercolosi, ma non sono contagiosi. La tubercolosi è, infatti, una malattia che può essere trasmessa solo da un adulto: per essere contagiosi si deve essere malati di una forma “polmonare cavitaria aperta”, ovvero deve essere presente nel polmone una cavità che contiene i bacilli di Koch (responsabili della malattia) in contatto con le vie aeree (i bronchi).

“I bambini – ha spiegato nel corso del convegno Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale e Malattie infettive del Bambino Gesù – non avendo forme cavitarie aperte come l’adulto, non possono essere contagiosi, ma possono essere infettati. Anzi, essendo immunologicamente immaturi, sono particolarmente suscettibili alla malattia che può svilupparsi anche in forme particolarmente gravi che coinvolgono, oltre ai polmoni, anche il sistema nervoso e le ossa». Tra coloro che entrano in contatto con il germe responsabile della tubercolosi, in molti si infettano, ma solo una piccola parte – in media il 10% – sviluppa i sintomi e i segni della malattia. Nei bambini piccoli i sintomi più evidenti sono inappetenza, tosse e febbre”.

Per prevenire la tubercolosi esiste una sorta di vaccino che tuttavia non protegge al 100% dall’infezione. A differenza di altri Paesi, in Italia questo vaccino non è obbligatorio e viene somministrato solo ad alcune categorie professionali.

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