Una placca radioattiva distrugge le cellule tumorali

È stato effettuato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (unico Centro in Italia ad eseguire la brachiterapia pediatrica per la cura dei tumori dell’occhio che non rispondono alle cure convenzionali) il primo intervento con placche di rutenio RU106 su una bambina di appena 4 anni.

L’operazione ha consentito alla piccola paziente, affetta da retinoblastoma bilaterale (uno dei più frequenti e aggressivi tumori della retina in età pediatrica) di conservare l’unico occhio rimastogli grazie a una consistente riduzione della massa tumorale.
  
Un risultato straordinario, reso possibile dall’impegno di tutto il personale del Bambino Gesù nell’implementare tutte le tecniche innovative per la terapia conservativa dell’occhio con patologie come il retinoblastoma.
Per curare la malattia, in una prima fase la bambina è stata sottoposta a un trattamento laser per la riduzione della massa tumorale, successivamente, nel mese di novembre 2012, le è stata impiantata la prima placca di rutenio di circa 12 millimetri (grande quanto una moneta da 1 centesimo).

La placca è stata a contatto con il tumore per circa 12 ore e già dopo 2 settimane si è registrata una riduzione della massa di circa il 70%.
  
E’ la prima volta che in Italia un paziente in età pediatrica viene sottoposto a questo tipo di trattamento e i risultati scientifici raggiunti al Bambino Gesù sono già stati condivisi con la comunità internazionale.

“Con questo primo trattamento – sottolinea Antonino Romanzo, oculista dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù responsabile dell’ambulatorio di Oncologia Oculare – si aprono prospettive incoraggianti per proseguire nell’impegno di sottrarre i bambini colpiti da questa forma tumorale”.
Come spiega il portale dell’ospedale, fino a oggi le famiglie con un bambino colpito da retinobalstoma erano costrette, in caso di recidiva, a rivolgersi all’estero, in particolare a Parigi e a Losanna con i cui centri l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù collabora da anni per portare anche in Italia questa metodica, superando così un gap terapeutico e di procedure.

L’iter per l’autorizzazione, la formazione di medici e paramedici, l’organizzazione dei locali e delle strumentazioni necessarie per il ricorso alla brachiterapia è durato circa 2 anni al termine dei quali è stato possibile eseguire il primo intervento sulla piccola, inviata al Bambino Gesù dall’Ospedale Niguarda di Milano e precedentemente trattata presso il Centro Tumori di Parigi.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*