Valutare l’udito dei bambini

Valutare l’udito di un bambino sin dai primi mesi di vita è molto importante per individuare precocemente un eventuale deficit e poter, quindi, porre in atto tempestivamente i trattamenti più opportuni per impedire che la sordità sia causa di un ritardo o un mancato apprendimento del linguaggio.

Come spiega il portale del Bambino Gesù, un  neonato su mille presenta alla nascita una ipoacusia sufficientemente grave da pregiudicare un normale sviluppo del suo linguaggio e uno su quattro mila  è affetto da sordità totale (ipoacusia neurosensoriale bilaterale profonda).

“In questi casi – dicono  il dottor Pasquale Marsella e la dottoressa Stefania Luchenti del Bambino Gesù –  a prescindere dalla causa della sordità (genetica, virale, da sofferenza perinatale, da prematurità), il problema è legato a un cattivo funzionamento della coclea, che è quella porzione dell’orecchio interno deputata a convertire le onde sonore in impulsi elettrici, che viaggiano poi verso il cervello per la loro decodifica. Di conseguenza, il neonato che presenta una coclea non funzionante non è in grado di udire stimoli sonori di alcun tipo, anche se inviati ad elevate intensità”.

Grazie agli avanzamenti della medicina e della tecnologia, oggi è possibile restituire ai piccoli pazienti affetti da sordità un udito molto vicino a quello normale, evitando i conseguenti disturbi del linguaggio. Ciò presuppone, tuttavia, una diagnosi ed un trattamento precoce, in epoca pre-linguale, cioè prima della fase di apprendimento del linguaggio, certamente prima dei 2 anni d’età.

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